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giovedì, 15 Aprile 2021

Nemi: il borgo sacro a Diana Nemorense, arcaica dea dei boschi

Anticamente il territorio nemorense apparteneva alla città latina di Aricia e la fitta vegetazione forestale che lo ricopriva era considerata sacra e sotto la protezione di Diana, arcaica dea dei boschi

La superficie del borgo di Nemi, situato nell’area dei Castelli Romani e sacro a Diana, arcaica dea dei boschi, è inserita all’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani. La storia del luogo ha origini molto antiche, che risalgono al Neolitico e molto importante è stata attraverso i secoli l’area della valle del lago, dimora di varie ville aristocratiche romane e sede del Santuario di Diana Nemorense.

LA STORIA DEL BORGO SACRO A DIANA

La storia di Nemi ha origini molto antiche, che risalgono al Neolitico e molto importante è stata attraverso i secoli l’area della valle del lago, sacro a Diana, arcaica dea dei boschi: era la sede del Santuario di Diana Nemorense e la dimora di varie ville aristocratiche romane. Anticamente il territorio nemorense apparteneva alla città latina di Aricia e la fitta vegetazione forestale che lo ricopriva interamente era considerata sacra e posta sotto la protezione di Diana, arcaica dea dei boschi. Il santuario a lei dedicato, che sorgeva sulle rive del lago, divenne il più importante luogo di riunione della lega latina, fino alla sua distruzione avvenuta nel 338 a.C. . Nel I secolo d.C. l’imperatore Caligola realizzò sulla riva settentrionale del bacino lacustre due imbarcazioni, di circa 70m x 20m: una come sua dimora galleggiante ispirata alla thalamegos egizia; l’altra con la funzione di tempio dedicato alla dea Iside.

LE ANTICHE IMBARCAZIONI

Le navi furono poi affondate a causa della damnatio memoriae dell’imperatore e recuperate tra il 1928 ed il 1932 dal governo fascista, che realizzò un Museo per ospitarle, il Museo delle Navi Romane di Nemi. In epoca medievale intorno al lago di Nemi si addensò una florida comunità agricola, la cosiddetta Massa Nemus, che produceva essenzialmente frutta e vino e che sarà poi assegnata dall’Imperatore Costantino alla Basilica di San Giovanni Battista ad Albano, per accrescerne il potere. Intorno al IX secolo venne edificato il castello (il Castrum Nemoris) e Nemi ricadde sotto il potere dei Conti di Tuscolo.

IL SANTUARIO DI DIANA NEMORENSE

Il primo rinvenimento del Santuario, avvenuto nel 1550, consiste in una dedica a Diana – Vesta, ora ai Musei Capitolini di Roma. Le prime indagini archeologiche risalgono invece al secolo successivo, realizzate su commissione del marchese Frangipane, proprietario del terreno: si riportarono alla luce numerosi materiali votivi, i nicchioni semicircolari ed il recinto sacro. Dalla fine del 1700 alla fine del 1800 l’intera area del Santuario di Diana Nemorense, arcaica dea dei boschi, è soggetta a continui scavi e ricerche che smembrano completamente l’ingente patrimonio venuto alla luce. Nel 1895 l’antiquario Eliseo Borghi organizzò in contemporanea gli scavi al Santuario ed il tentativo di recupero delle Navi Romane realizzate da Caligola, che si trovavano nel lago. La strutturazione dell’area sacra durante la fase monumentale prevedeva la presenza di un impianto scenografico costituito da tre terrazze che si articolavano in vari elementi, messi in relazione all’ambiente naturalistico circostante:

  • la prima terrazza era costituita da sostruzioni;
  • la terrazza mediana presentava un recinto a nicchioni che correva su tre lati, al cui interno vi era un altro portico colonnato con decorazione ad intonaco dipinto; le celle donarie; il teatro; le terme; gli ambienti per i sacerdoti; il tempio.
  • l’ultima terrazza presentava vari ambienti con fontane, che prendevano acqua non soltanto dal Ninfeo sovrastante realizzato dall’imperatore Caligola , ma anche dalle sorgenti che scorrono nella parte alta della vallata.
    Per quanto riguarda i luoghi legati al culto, il lucus ritagliato all’interno del bosco sacro viene sostituito intorno al IV secolo a.C. dal primo tempio dedicato a Diana Nemorense, costituito da un’intelaiatura lignea protetta da decorazioni in terracotta. Successivamente compare il primo edificio in pietra, che presenta varie fasi costruttive, delle quali resta testimonianza in fondazione e parzialmente in alzato.
    La frequentazione del santuario arriva verosimilmente al IV secolo d.C. , anche se a partire dal II secolo d. C. ne inizia il declino: in seguito all’avvento del Cristianesimo viene abbandonato e spogliato delle sue decorazioni.

LA TERRAZZA DEGLI INNAMORATI

La Terrazza degli Innamorati viene inaugurata il 14 febbraio 2015 e trae la sua denominazione dagli amori mitologici della valle del lago, in particolare quelli tra Diana e Virbio e tra Numa Pompilio e la Ninfa Egeria. In base a una versione del mito relativa all’amore tra Diana e Virbio, Artemide si innamorò di Ippolito, lo fece curare dal dio della medicina Asclepio e lo trasformò in vecchio, al fine di ingannare Ade, dio dell’Oltretomba. Quindi lo portò a Nemi, dove Ippolito divenne suo sposo e sacerdote del suo tempio. Il suo nuovo nome sarà Virbio, dal latino Vir bis, “colui che nasce due volte”. In onore di Ippolito si celebrava a Trezene una cerimonia che prevedeva che le giovani donne non ancora sposate si tagliassero i capelli. Nei recinti sacri a lui dedicati ed anche nel santuario nemorense non era consentito portare cavalli in memoria della sua morte.

LA LEGGENDA DELLA NINFA EGERIA

L’amore tra la Ninfa Egeria e il Re Numa Pompilio, secondo re di Roma, che proprio dalla ninfa avrebbe preso ispirazione per la sua legislazione religiosa, è un’altra leggenda legata alla terrazza degli innamorati. Alla morte del re, il pianto della ninfa, rifugiatasi trai boschi di Nemi, sarebbe stato talmente forte, da impedire lo svolgimento delle cerimonie in onore di Diana. Per pietà la dea decise allora di trasformarla in sorgente.

IL CENTRO STORICO DI NEMI

Il borgo di Nemi si trova nel cuore verde dei Castelli Romani a 520 metri di altezza, su uno sperone proteso verso il lago omonimo. Il centro storico offre la possibilità di brevi e piacevoli passeggiate, specie lungo il viale principale che si snoda tra le case del paese, dove si trovano botteghe di artigiani, e un belvedere con un magnifico affaccio sul Lago di Nemi. Si possono inoltre intravedere le mura del grande Palazzo Ruspoli risalente al Medioevo e costruito per volere dei Conti di Tuscolo. Davanti al palazzo è situata la piccola ma caratteristica piazzetta del borgo, mentre il resto del paese si sviluppa verso l’alto e ci si può inoltrare tra i vicoli e completare la visita, entrando nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Pozzo costruita nel ‘500 in sostituzione di una preesistente cappella.

LA SAGRA DELLE FRAGOLE

Nel corso del tempo il borgo di Nemi ha saputo mantenere vive le tradizioni culturali ed enogastronomiche espresse magnificamente con prodotti tipici molto apprezzati e ricorrenze annuali, dove è sempre maggiore il numero di appassionati che vi partecipa. Una delle manifestazioni più apprezzate è la Sagra delle Fragole, gustoso frutto di stagione di cui Nemi è uno dei maggiori produttori della zona. L’evento si svolge nel mese di giugno di ogni anno e oltre alla degustazione del prelibato frutto si possono ammirare le donne del borgo vestite con gli abiti tradizionali, oltre alle bellissime infiorate, organizzate anche nel territorio della Tuscia.

 

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