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domenica, 09 Maggio 2021

Il Giappone riverserà in mare l’acqua di Fukushima, si teme per la salute dei mari

Per completare lo sversamento delle acque contaminate ci vorranno dieci anni, ma il dibattito sui pericoli per la salute dei mari infuria

Dopo la conferma da parte del governo giapponese, non sono mancati gli appelli delle nazioni confinanti e delle associazioni ambientaliste. L’obiettivo è quello di evitare lo sversamento delle acque di Fukushima e di preservare la salute dei mari.

LA FRAGILE SALUTE DEI MARI

Non mancano le occasioni per parlare della salute dei mari. Dalla presenza delle microplastiche, fino all’innalzamento della temperatura delle acque e allo scioglimento di A68, quello che fino a poco tempo fa era l’iceberg più grande mai misurato. Tra le molte questioni aperte in questo momento è tornata a gamba tesa nell’agenda degli stati e delle grandi organizzazioni ambientaliste quella riguardante lo smaltimento delle acque di Fukushima, che il Giappone vorrebbe sversare nel Pacifico.

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https://it.wikipedia.org/

DIECI ANNI DAL DISASTRO DI FUKUSHIMA

Sono passati 10 anni dal terremoto di magnitudo 9 e dallo tsunami che causò il disastro nucleare della Centrale di Fukushima in Giappone, ma la salute dei mari è ancora in pericolo. In poche ore divenne chiaro che la parziale fusione dei noccioli di tre dei sei reattori della centrale non si sarebbe potuta evitare. Così si corse ai ripari. Intatti la Tokyo Electric Power Co., l’azienda che gestisce questo impianto, in questi anni ha accumulato più di un milione di tonnellate di acqua in circa un migliaio di cisterne ammassate attorno alla centrale (1,2milioni di tonnellate). Queste acque sono state utilizzate per il raffreddamento dei reattori e quindi risultano contaminate. Per capire di che volumi stiamo parlando basta pensare che la manutenzione quotidiana della centrale genera 140 tonnellate di acqua radioattiva.

LEGGI ANCHE >> Gestione sostenibile del mare: l’Italia deve recuperare il ritardo <<

TEMPI LUNGHI E RISCHI PER LA SALUTE DEI MARI

Che prima o poi si sarebbe dovuto mettere mano a questo problema nessuno lo ha mai nascosto. Infatti da tempo si parla dell’estate del 2022 come della data in cui non sarà più possibile stoccare quest’acqua nei pressi della centrale. Si sono pensate diverse soluzioni in questi anni, ma il governo giapponese sembra oramai deciso a procedere con lo sversamento in mare. Il progetto avrà una durata piuttosto lunga. Per terminare lo sversamento infatti ci vorranno perlomeno dieci anni e non si potrà partire prima di due.

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Foto IAEA https://www.iaea.org/

LE PREOCCUPAZIONI PER LA SALUTE DEI MARI

Naturalmente la decisione del governo giapponese non ha lasciato indifferenti i paesi confinanti come la Cina e l Corea del Sud. Queste nazioni infatti si sono dette molto preoccupate per la salute dei mari e per i danni che gli sversamenti di acque contaminate potrebbero causare all’economia legata alla pesca.

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Foto IAEA https://www.iaea.org/

COSA SI RISCHIA DI IMMETTERE NEI MARI?

Queste acque prima di essere stoccate subiscono un procedimento di pulizia, che permette di rimuovere molti degli elementi radioattivi in esse contenuti. Purtroppo questo processo non libera le acque dal 100% delle sostanze pericolose. Infatti rimane in soluzione una certa quantità di trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. A quanto affermato questo elemento sarebbe poco pericoloso per la salute umana e comunque presente anche nell’atmosfera e nell’acqua. Resta però da capire se alte concentrazioni di trizio possano essere un rischio per la salute dei mari.

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Foto IAEA https://www.iaea.org/

LE CRITICHE DALLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

Non sono di certo mancate le critiche da parte delle associazioni ambientaliste internazionali preoccupate per la salute dei mari. “Il governo giapponese ha ancora una volta deluso i cittadini di Fukushima”, ha dichiarato Kazue Suzuki della campagna clima ed energia di Greenpeace Giappone. “Il governo ha preso la decisione del tutto ingiustificata di contaminare deliberatamente l’Oceano Pacifico con acqua radioattiva. Ha ignorato sia i rischi legati all’esposizione alle radiazioni che l’evidenza della sufficiente disponibilità di stoccaggio dell’acqua. Invece di usare la migliore tecnologia esistente per minimizzare i rischi di esposizione – affermano da Greenpeace – si è deciso di optare per l’opzione più economica, scaricando l’acqua nell’Oceano Pacifico”.

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