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martedì, 21 Settembre 2021

Covid19: nuovi studi sull’impatto delle mascherine sull’ambiente

L’impatto delle mascherine sull’ambiente è ormai conclamato, sta solo a noi fare il possibile per evitare i danni

Nuovi studi dimostrano quale sia l’impatto delle mascherine sull’ambiente, sia per quanto riguarda la loro dispersione in mare, che dal punto di vista delle sostanze che potrebbero rilasciare.

L’IMPATTO DELLE MASCHERINE SULL’AMBIENTE

Fin dai primissimi giorni in cui abbiamo iniziato ad utilizzare le mascherine chirurgiche per proteggerci dalla diffusione del Covid, è stato chiaro quale potesse essere l’impatto sull’ambiente. Non sono mancate infatti le immagini di guanti monouso e mascherine abbandonati in strada o gettati in terra appena fuori dagli esercizi commerciali. Una situazione sulla quale in molti casi si è via via fatta l’abitudine. Tanto che oramai le mascherine chirurgiche sono diventate uno dei rifiuti che normalmente si incontrano nelle nostre strade. C’è da domandarsi però quale sia il vero impatto delle mascherine sull’ambiente.

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LE MASCHERINE CHE FINISCONO IN MARE

Basti pensare che secondo uno studio di OceanAsia realizzato nel dicembre scorso, sarebbero oltre un miliardo e mezzo le mascherine destinate a finire negli oceani. Sempre i dati riferiti dall’organizzazione che si batte per la conservazione degli ecosistemi marini parlano di circa 52 miliardi di mascherine prodotte, delle quali perlomeno il 3% sarebbe destinato a finire in mare. Il problema in questo caso, oltre alle sostanze che questi prodotti possono rilasciare, riguardano la salute degli organismi marini. Le mascherine infatti possono essere facilmente inghiottite, oppure pesci più piccoli possono rimanere incastrati negli elastici.

I PERICOLI DELLA DEGRADAZIONE

Ma l’impatto delle mascherine sull’ambiente dovrà essere valutato anche sul medio e lungo periodo, quando questi materiali inizieranno a degradarsi. In quel momento infatti libereranno nell’ambiente tutta una serie di sostanze che potrebbero essere molto nocive. Al momento è uno studio dell’Università Milano Bicocca a rilevare come una mascherina chirurgica possa liberare in ambiente marino ben 173mila microfibre ogni giorno. Si tratta principalmente di microfibre di polipropilene, materiale di cui sono composti i tre strati delle mascherine chirurgiche usa e getta.

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COME AVVIENE LA DEGRADAZIONE DI UNA MASCHERINA

Come spiegato nella ricerca dell’Università Milano Bicocca, il lavoro sperimentale è stato condotto sottoponendo mascherine usa e getta disponibili in commercio ad esperimenti di invecchiamento artificiale. In questo modo si è riprodotto ciò che avviene realmente per determinare l’impatto delle mascherine sull’ambiente. Una mascherina abbandonata infatti inizia a degradarsi a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici e, in particolare, alla radiazione solare. Un processo che può durare diverse settimane prima che la mascherina giunga al mare, dove sarà sottoposta a stress meccanici prolungati indotti dal moto ondoso. Da questo momento inizia il rilascio delle microfibre.

L’IMPATTO DELLE MASCHERINE SULL’AMBIENTE MARINO

L’impatto che queste microfibre avranno sull’ambiente marino è tutt’ora oggetto di studio, anche grazie ad una collaborazione avviata con i ricercatori del MaRHE center, il centro di ricerca e alta formazione dell’Ateneo alle Maldive. In ogni caso non è difficile immaginare come queste microfibre possano avere sull’ambiente marino lo stesso effetto delle microplastiche.

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