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giovedì, 15 Aprile 2021

Contro il bracconaggio in Italia arriva la petizione della LIPU

Sono oltre 5 milioni gli uccelli uccisi illegalmente ogni anno dal bracconaggio in Italia

Nonostante la pratica del bracconaggio in Italia si illegale, questa continua ad esistere a causa di tradizioni anacronistiche e di leggi difficili da applicare.

IL CONTRASTO AL BRACCONAGGIO IN ITALIA

Nonostante la pratica del bracconaggio in Italia sia illegale, i volontari della LIPU e di altre associazioni animaliste che si battono contro questo fenomeno hanno un bel da fare. Infatti il bracconaggio anche causa di tradizioni vetuste e ormai anacronistiche (oltre che crudeli) e di leggi difficili da applicare, è ancora molto presente nel nostro Paese. Il bracconaggio infatti non riguarda soltanto l’uccisione o la cattura di una specie protetta, ma anche uccisioni al di fuori delle regole fissate dalla legge italiana. Per questo la LIPU ha lanciato una petizione online, indirizzata al Governo e al Parlamento, per chiedere di intervenire subito e prevedere sanzioni più severe, rafforzare i controlli, dare la certezza che i responsabili di questi crimini vengano puniti.

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http://www.lipu.it/stopbracconaggio

I NUMERI DEL FENOMENO IN ITALIA

Il bracconaggio in Italia ha ancora numeri importanti. Infatti la stima riportata dalla LIPU parla di oltre 5 milioni di uccelli siano uccisi illegalmente ogni anno. In particolare le associazioni animaliste hanno individuato alcune aree del nostro Paese considerate dei veri e propri ‘blackspot’ del bracconaggio. Queste zone sono:

  • Le Prealpi lombardo-venete.
  • Il Delta del Po.
  • Le coste e zone umide pugliesi.
  • Le coste pontino-campane.
  • Lo Stretto di Messina.
  • La Sicilia occidentale.
  • La Sardegna meridionale.

La stima della LIPU è che solo in queste aree avvenga il 50% degli atti di bracconaggio in Italia. Infatti è in queste zone che il lavoro dei volontari si è concentrato fin dagli anni ’80.

bracconaggio-in-italia-uccelli-la-lente-web

IL PIANO CONTRO IL BRACCONAGGIO

Nel 2016, con il supporto delle associazioni ambientaliste e dei Carabinieri Forestali, il Ministero dell’Ambiente, ha stilato un Piano d’azione nazionale contro il bracconaggio sugli uccelli. Questo testo ha da un lato rafforzato l’impegno del Corpo Forestale dello Stato (che successivamente è confluito nell’Arma dei Carabinieri), mentre all’altro ha previsto l’inasprimento delle pene per i reati di bracconaggio e il rafforzamento delle polizie provinciali per il controllo della caccia. Tutte misure che purtroppo tardano ad essere applicate.

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http://www.lipu.it/stopbracconaggio

LA PETIZIONE CONTRO IL BRACCONAGGIO IN ITALIA

Nel lanciare la petizione online la LIPU ha spiegato come “troppe persone, e anche una parte della politica, considerano il bracconaggio come un reato minore, di poca importanza. La vigilanza è poco efficace perché il numero delle guardie provinciali è diminuito. Inoltre, le forze contrarie al Piano Nazionale antibracconaggio ne stanno ostacolando la messa in pratica”. Con la petizione si chiede quindi al Governo che il Piano sia applicato, oltre all’inasprimento delle pene, il riconoscimento del reato di furto venatorio, l’esclusione dei reati contro gli uccelli dalla lista dei reati “tenui” e il Daspo venatorio.

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PERCHÉ ESISTE ANCORA IL BRACCONAGGIO?

Come già spiegato il bracconaggio in Italia è tutt’ora legato a pratiche crudeli tramandate dal passato. Ci sono azioni censurabili come l’utilizzo di uccelli vivi come richiamo, che spesso vengono accecati o mutilati prima di essere uccisi. Purtroppo, come spiegano dalla LIPU, non tutte queste pratiche sono state abbandonate. Semplicemente sono diventate illegali, continuando ad essere ampliamente praticate dove i controlli sono meno capillari.

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