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domenica, 09 Maggio 2021

Ecco perchè la reintroduzione del bisonte europeo selvatico è così importante

L’uccisione all’inizio del Novecento degli ultimi esemplari selvatici di bisonte europeo fu una grande perdita per la biodiversità del vecchio continente

Ora in alcuni paesi si punta a reintrodurre questa specie, utilissima anche per la pulizia di boschi e aree rurali, nonché per la prevenzione degli incendi estivi.

LA CACCIA AL BISONTE SELVATICO EUROPEO

Non mancano in tutta Europa fossili e iscrizioni rupestri che indicano come il bisonte nell’antichità fosse una specie comune in questo continente. Purtroppo però gli ultimi esemplari selvatici del bisonte europeo sembra siano stati uccisi in Polonia nel 1919 e in Russia nel 1927. La caccia a questa specie, soprattutto tra l’VIII e il XV secolo, fece sì che venisse sterminata in tutta l’Europa del Nord. Degli esemplari rimasero nell’area del Caucaso, della Biolorussia, dell’Ucraina, della Russia e della Polonia. Qui si tentò di arginare la mattanza di questi animali con delle leggi, ma la fame e la povertà portata dalla prima guerra mondiale non risparmiò il bisonte selvatico, che pian piano scomparve.

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Cave di Altamira, Spagna – https://it.wikipedia.org/

L’ULTIMO BISONTE SELVATICO

A questa mattanza sopravvissero soltanto una cinquantina di esemplari in cattività. Oggi i bisonti europei in vita sono quasi 9.000 e tutti discendono proprio dai pochi sopravvissuti (all’incirca da 12 esemplari più fecondi e geneticamente adatti). Le dimensioni del bisonte europeo sono davvero notevoli. Possono essere alti più di due metri e pesare anche una tonnellata. Come già detto l’ultimo di questi esemplari selvatici venne ucciso nel Caucaso nel 1927, ma ora, grazie ad alcuni programmi di reintroduzione (sia privati che governativi) alcuni paesi stanno lavorando perché questa specie possa tornare a prosperare.

LA LENTA REINTRODUZIONE DEL BISONTE

La reintroduzione in natura del bisonte è un processo molto lento, che però negli ultimi decenni inizia a dare i primi frutti. Si partì da 12 esemplari, scelti per le differenze genetiche. Così negli anni Cinquanta si riuscì a reintrodurre una prima mandria di circa 100 esemplari nella foresta di Białowieża tra Polonia e Bielorussia. Reintroduzioni successive che stanno funzionando riguardano ad esempio la Spagna, ma il numero maggiore di bisonti è certamente concentrato nei paesi dell’Est Europa. Qui infatti il crollo dell’URSS ha portato ad un progressivo spopolamento delle zone rurali, fornendo un habitat perfetto al bisonte selvatico. Sembra che alcuni di questi esemplari siano stati avvistati anche nei dintorni di Chernobyl, probabilmente approfittando dell’assenza dell’uomo.

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IL BISONTE CONTRO GLI INCENDI BOSCHIVI

Tra i motivi a favore della reintroduzione del bisonte in Europa c’è sicuramente la sua funzione di ‘pulitore’ di campagne e foreste. Questo bestione infatti ogni giorno riesce a mangiare circa 30 chilogrammi di vegetazione. In particolare preferisce germogli e foglie, ma non disdegna nemmeno le fibre di legno. In questo modo una mandria di bisonti selvatici è in grado di ripulire un’ampia area di territorio in pochissimi giorni, diminuendo quindi il rischio di incendi durante le stagioni più calde.

IL BISONTE AIUTA LA BIODIVERSITÀ

Allo stesso modo la grande voracità del bisonte selvatico è utile anche ad aumentare la biodiversità. Infatti pochi esemplari sono in grado di ripulire il sottobosco di una foresta, facendo così penetrare luce ed aria fresca creando tutte le condizioni utili alla crescita dell’erba e di nuove specie di piante. Un servizio importantissimo che questo straordinario animale è in grado di assicurare gratuitamente.

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LA SPAGNA PUNTA SUL BISONTE SELVATICO EUROPEO

È anche nell’ottica di utilizzare i bisonti nella cura di boschi e campagne che la Spagna ha incrementato notevolmente il suo piano di reintroduzione. In questo caso però si parla di azioni private, non finanziate o regolate dallo Stato spagnolo, come invece avviene in altre parti d’Europa (Polonia). Attualmente sono 18 i centri della penisola iberica che allevano il bisonte europeo. Queste strutture non ricevono nessun finanziamento statale questo perché la Spagna non identifica il bisonte come una specie a rischio di estinzione (come del resto in quasi tutta l’UE) e quindi non investe nella sua protezione e salvaguardia.

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