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domenica, 09 Maggio 2021

Farfa: nel cuore della sabina c’è un’antica abbazia benedettina

L’Abbazia benedettina di Farfa si trova a 40 km da Roma, in Sabina, lungo la valle del fiume omonimo alle pendici del monte San Martino

Le vicende storiche riguardanti le origini dell’Abbazia di Farfa si legano alla leggendaria figura del monaco orientale Lorenzo Siro, che, rifugiatosi in Italia al tempo delle persecuzioni di Anastasio I, dopo essere divenuto vescovo della diocesi di Cures Sabini, si sarebbe ritirato sulla sommità del monte San Martino per dare vita a una comunità eremitica.

LE ORIGINI

Il cenobio, distrutto, fu abbandonato e soltanto alla fine del sec. 7° un pellegrino di ritorno dalla Terra Santa, Tommaso di Morienna, originario della Savoia, ricostituì la comunità religiosa. Il monastero conobbe un immediato sviluppo grazie all’interessamento dei duchi di Spoleto, che concessero ingenti donazioni e soprattutto protezione politica. I primi abati che si susseguirono al governo dell’abbazia erano tutti originari dell’Aquitania, a quell’epoca in preda alle scorrerie arabe provenienti dai territori del regno visigoto.

L’ETA’ CAROLINGIA

L’intervento di Carlo Magno comportò, per l’Abbazia di Farfa, un mutamento della condizione giuridica del monastero, posto direttamente sotto il controllo del sovrano franco, che nel 775 gli conferì, primo in Italia, la defensio imperialis, uno speciale privilegio immunitario che lo liberava da qualsiasi ingerenza del potere civile e religioso. Sullo scorcio del sec. VIII la guida dell’abbazia venne nuovamente affidata ad abati franchi e i rapporti del monastero con le corti e i centri ecclesiastici dell’Europa settentrionale divennero di conseguenza frequenti e regolari.

LE INCURSIONI

Nell’898 Farfa fu pesantemente segnata dalle incursioni saracene, tanto che la comunità religiosa fu costretta a fuggire dal monastero. Dopo un lungo periodo di abbandono, seguito da una fase di anarchia, si dovette attendere l’intervento militare di Alberico II per porre fine all’ingovernabilità del cenobio, al quale nel 947 venne imposto come abate il monaco cluniacense Dagiberto; solo con l’elezione dell’abate Ugo nel 998 Farfa riacquistò gran parte del prestigio perduto.

I RAPPORTI CON LA CHIESA

Nei decenni successivi i rapporti di Farfa con la Chiesa romana si rivelarono tutt’altro che pacifici, nell’ambito dell’aspra contesa fra Papato e Impero per la lotta delle investiture. Nel conflitto l’abbazia si schierò in favore del partito imperiale. Significativo fu a tale proposito il provvedimento, preso dall’abate Berardo II nel 1097, di trasferire l’abbazia sulla cima del sovrastante monte San Martino. Una scelta fatta per garantire maggiore protezione di tutta la comunità. Il concordato di Worms (1122) mutò per sempre la condizione giuridica del monastero, sottratto alla defensio imperialis. Da questo momento prese il via la lenta ma inesorabile decadenza economica e politica dell’abbazia.

L’ABBAZIA OGGI

Farfa fu dichiarata monumento nazionale nel 1928 per la bellezza architettonica ed artistica del monastero e della basilica. Essa, come l’Abbazia di San Galgano, testimonia una storia più che millenaria tra periodi di grande splendore e periodi di decadenza o addirittura di distruzioni e dispersioni, seguiti sempre da rinascite e ricostruzioni. Ancor oggi l’abbazia è un centro di cultura e di spiritualità. Un luogo particolarmente attraente, ricolmo di pace, di serenità, di semplicità. Come sono semplici i monaci benedettini che vivono, in un clima di profonda spiritualità, la loro vita quotidiana.

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