lago Atitlan

I colori delle stoffe e l’intensità dei paesaggi, fanno del Guatemala un soggetto molto interessante per la lente di un fotografo.

L’ATTESA – L’aereo è in fase di atterraggio, sorvola il Guatemala caraibico, quello meno conosciuto, il Lago Izabal, poi vola su colline coltivate, coloratissime, montagne verdi, stiamo scendendo nel cuore della terra dei maya. Sullo schermo appaiono immagini che ci mostrano questa terra, bella colorata, spettacolari piramidi immerse nella foresta, gente sorridente, folklore, insomma il classico video pubblicitario per “turisti da mulino bianco”.Il video finisce, si apre il carrello cinture allacciate, non vedo l’ora di trovarmi in faccia tutti quei colori, il verde delle montagne, l’azzurro dei laghi sobbalzo, siamo atterrati. Bello il Guatemala, ma non è certo quello del video.

DUE VIAGGI – Correva l’anno 1997 e mi trovo a girare con altri amici per le strade di Antigua, sotto il porticato dell’antica piazza, di la della strada una famiglia ripiega i cartoni in cui ha passato la notte a ridosso dell’ingresso di una banca. Un gruppo di ragazzini ci sfiorano passandosi una busta contenente bostik. Antigua l’ho rivista nel 2006 completamente cambiata, strade pulite, giardini curati, molti turisti, miseria invisibile, librerie e negozi che vendono artigianato e ottimo cioccolato, di quello che non si squaglia mai nemmeno a 40 gradi, che poi è come quello che fanno a Modica, solo che questo è l’originale.

GRANDI CONTRASTI – Ma nel 97 il Guatemala mi colpì, terra di contrasti, gente povera, ma dignitosa, lo attraversammo da sud a nord dopo Antigua ci fermammo in un villaggio nascosto tra le rive del Lago Atitlan e poi Chichicastenango col famoso mercato indigeno e ancora a nord fino ad entrare in Chiapas. Bello davvero il Guatemala ma… povero. Tanto bello quanto povero.

Claudio Testa