Berdini

Nel comunicare la decisione di rinunciare al suo incarico, Berdini ha puntato il dito contro “l’urbanistica contrattata che ha creato danni a Roma”. A 2 settimane dalle dimissioni, cos’è rimasto di quel messaggio?

LE DIMISSIONI IRREVOCABILI – Il giorno di San Valentino ha paradossalmente segnato la fine di una tormentata relazione. Quella tra l’urbanista Paolo Berdini e la Giunta Raggi. Un rapporto difficile, vissuto nelle ultime settimane da separati in casa. Gli audio pubblicati da La Stampa hanno soltanto accelerato un processo probabilmente irreversibile. Le posizioni di Berdini sul progetto di Tor di Valle, come sugli ex Mercati Generali, erano diventate difficili da sostenere in un partito che di sé vuole offrire un’immagine coesa, quasi monolitica.

LO TSUNAMI – La verità è che dentro al Movimento, Paolo Berdini ha prodotto uno Tsunami. L’effetto di questa mareggiata è particolarmente evidente nell’VIII Municipio. Nel territorio il gruppo consiliare pentastellato è spaccato e le due compagini si fronteggiano senza esclusione di colpi. Il partito dei “talebani”, per usare un’espressione veicolata dal Presidente Paolo Pace, ha fatto dello “zero cemento” una sorta di mantra. Punta sull’autorecupero e condanna il progetto di riqualificazione degli ex Mercati Generali del quale, come l’urbanista, contesta l’assenza di verde.

#FORZABERDINI – Anche nel IX Municipio ci sono gruppi di cittadini apertamente schierati con l’ex assessore. Nel sit-in improvvisato in Campidoglio il 9 febbraio, c’erano soltanto comitati cittadini della Cecchignola e di Spinaceto. Inoltre è sempre dal IX Municipio che è partito il tormentone #ForzaBerdini. Da qui, preparato uno striscione, alcuni anonimi cittadini si sono diretti nelle periferie cittadine. Da Tor Bella Monaca a La Rustica per esprimere solidarietà all’ex Assessore.

 

IL TAVOLO SCONFESSATO – Da ultimo, ma non per ultimo, Berdini aveva saputo costruire un buon rapporto anche con gli attivisti del tavolo M5s sull’urbanistica. Si tratta d’un gruppo di cittadini, coordinati dall’architetto Sanvitto, che aveva proposto all’assemblea capitolina una delibera con cui ritirare il pubblico interesse riconosciuto al progetto di Tor di Valle. L’operazione non ha avuto successo. O forse ne ha avuto anche troppo se addirittura Beppe Grillo, il 23 febbraio, ha sentito la necessità di specificare sul proprio blog che “Francesco Sanvitto e il cosiddetto tavolo urbanistica non parlano a nome del MoVimento 5 Stelle e non sono titolati a farlo”. Parola del garante.

L’URBANISTICA CONTRATTATA – Le parole dell’urbanista invece, nel momento dell’addio, pesano come pietre. “Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo Stadio della Roma – scriveva il 14 febbraio Paolo Berdini, nella nota con cui annunciava le proprie dimissioni irrevocabili – Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto, ha provocato immensi danni a Roma”.

Fabio Grilli