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Sta procedendo a vele spiegate la regionalizzazione dell’Istruzione, dando seguito all’articolo 116 della nostra Costituzione mai attuato sino ad oggi: l’iter per l’autonomia differenziata

LE RICHIESTE – Le regioni che stanno facendo maggiori pressioni per avviare il processo di regionalizzazione dell’Istruzione sono Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, che si battono dall’inizio della legislatura per una maggiore autonomia in diverse materie, a partire appunto dal sistema scolastico. Una delle ultime novità è che la regionalizzazione dovrebbe comportare anche il trasferimento del personale scolastico dalle dipendenze statali a quelle regionali, ma con alcuni distinguo: secondo quanto risulta ad alcuni quotidiani, questa condizione sarebbe stata richiesta da Veneto e Lombardia, ma non dall’Emilia Romagna. Qualora si procedesse in questo senso, il 23% dei dipendenti nel mondo della scuola potrebbe diventare regionale e non più statale.

LA REGIONALIZZAZIONE – La nuova collocazione regionale riguarderà però solo i neoassunti, a partire probabilmente dai prossimi concorsi: chi è già in servizio, invece, continuerà a vantare lo status di dipendente statale fino alla pensione. La regionalizzazione avrebbe come effetto anche la stabilizzazione del personale nelle regioni dove si comincia a lavorare, a dispetto della bocciatura dell’emendamento nel decreto semplificazioni che prevedeva il blocco dei 5 anni per il personale in servizio. Per poter richiedere il trasferimento, a questo punto, per i neoassunti serviranno accordi tra Regioni o tra la Regione e l’amministrazione centrale del Miur.

LE CRITICITA’ – L’aumento degli stipendi deriverebbe da “una contrattazione di secondo livello” su base territoriale e riguarderebbe le ore di straordinario (e la mobilità). In sostanza la base retributiva rimarrebbe uguale per tutti; farebbe cioè riferimento a quella stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale, mentre le ore di lavoro in più saranno stabilite (anche a livello di retribuzione) dagli accordi regionali. Nel nuovo ruolo regionale potrebbero confluire sia i titolari di cattedra sia i precari; un’altra novità poco piacevole è quella che “per vincolare maggiormente il docente al territorio, il punteggio conseguito a livello regionale non verrà riconosciuto a livello nazionale”. Ma da mettere in conto, con il passaggio alle regioni, ci potrebbe essere anche l’azzeramento degli scatti stipendiali automatici.

LO SCIOPERO – Unicobas Scuola e Università e il sindacato Anief proclamano uno sciopero per l’intera giornata del 27 febbraio con una manifestazione nazionale a Roma, dalle 9.30 alle 14 a Piazza di Montecitorio contro l’autonomia differenziata. “Invece di perdere tempo dietro all’autonomia regionale – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si provveda ad introdurre norme che favoriscano l’adozione di organici differenziati, sulla base di effettive necessità territoriali, l’incremento dell’occupazione e dei livelli di istruzione, la riduzione dei tassi di dispersione. Anche perché il rischio è che la regionalizzazione si traduca in un ulteriore passo indietro del Meridione rispetto alle regioni cosiddette virtuose. Perché l’Istruzione non è un ‘affare locale’ “.

Angela Franco