Decima Malafede (1)

All’interno di aree d’indubbio valore naturalistico, vengono abbandonati copertoni e materiali di risulta. Ci sono anche lastre sospette che sembrano di eternit, vicino ad un ospedale.

TROPPE DISCARICHE – Il fenomeno delle discariche abusive torna periodicamente a colpire le aree pregiate della Riserva. Oltre alle “comuni” discariche di materiali edili o dei derivati di qualche pulizia di cantine, a volte si osservano, nella sostanziale inerzia delle istituzioni che dovrebbero reprimere duramente il fenomeno, alcuni casi particolarmente eclatanti.

GOMME E MATERASSI – Lungo la Pontina, tralasciando l’enorme scempio causato dalla presenza del campo nomadi di Castel Romano, nelle varie piazzole di sosta vengono sistematicamente gettati rifiuti domestici e mobilio vario, in particolare materassi, probabile frutto dell’attività di ditte. Di particolare rilevanza simbolica, è il cumulo di gomme regolarmente aperte per estrarre il fil di ferro che sono state scaricate qualche giorno fa nelle vicinanze della sede dei guardiaparco.

LA CAVA – Tuttavia la discarica più pericolosa, che anche se a suo tempo denunciata ancora si trova lì, è quella di eternit nella cava della Selcetta. La suddetta cava, luogo un tempo deputato all’estrazione di selce per la pavimentazione delle strade della città, è un luogo di particolare interesse sia geologico che naturalistico. Sono presenti all’interno delle fessure della roccia cristalli bellissimi e rari, mentre dal punto di vista naturalistico la cava è stata occupata nel temo da un laghetto, sede di riproduzione di molte specie di anfibi e di uccelli.

ETERNIT E SALUTE PUBBLICA – Qualche anno fa la cava venne acquistata dal campus biomedico di Trigoria e recintata, ma la discarica di eternit riprodotta in foto è ancora lì. Inutile dire che il tempo sta degradando il materiale che così rischia di liberare le pericolosissime fibre di amianto contenute, e questo potrebbe risultare particolarmente pericoloso data la vicinanza dell’ospedale. Oltre alle necessarie bonifiche, occorrerebbe dunque una maggiore repressione di questi fenomeni, gravemente lesivi dell’ambiente, della salute, e della vita quotidiana dei cittadini.

Marco Antonini