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Tra bidigestori, autostrade, bracconaggio e abbandono, la Riserva di Decima Malafede, nata da un sogno, senza le necessarie attenzioni, rischia di trasformarsi in un incubo.

In Regione si lavora alla realizzazione di un Piano di Assetto per il futuro di Decima Malafede. Realizzarlo rappresenta un passaggio importante. Ma va fatto con attenzione perchè, sul piano naturalistico, la Riserva deve già oggi  difendersi da serie minacce. Quali sono, lo ha ricordato a La Lente l’ex Presidente del WWF Lazio Marco Antonini.

La Riserva di Decima è nata da un sogno: quello di preservare per le generazioni future il pezzo più bello e selvaggio della Campagna Romana, paesaggio storico cantato da generazioni di poeti, ma anche luogo terribile, eppure dotato di un suo enorme fascino.

Quasi venti anni fa festeggiavamo la nascita della Riserva, e pensavamo, sbagliando, che da quel momento in poi le cose per il territorio sarebbero state diverse. Niente più discariche, niente più inquinamento e bracconaggio, niente abusivismo edilizio, insomma credevamo che finalmente il territorio si avviasse ad essere preservato e valorizzato come meritava.

Invece fin da subito, con le nomine dell’ente parco si capì che la politica avrebbe utilizzato anche questo patrimonio comune come terra di conquista, un luogo dove piazzare tutti i progetti che necessitavano e necessitano alla città, come centro addestramento polizia di Stato, campo nomadi di Castel Romano, autostrade, digestori rifiuti, ecc. Chiaramente per fare questo le varie amministrazioni hanno messo alla guida dell’ente personaggi utili allo scopo, fino ad arrivare ad un ingiustificato commissariamento che si protrae da parecchi anni, metodo utilizzato sia dalla giunta Polverini sia da quella Zingaretti.

Non era questo che volevamo.

Oggi ci sono oggettive carenze di vigilanza, le sistemazioni idrauliche di concezione arcaica continuano ad azzerare la fauna e la flora dei corpi idrici con enorme sperpero di risorse pubbliche. La millenaria Torre di Perna, che doveva essere il museo delle torri dell’Agro, è diventata un ufficio ed un magazzino. Il bracconaggio colpisce duro alcune specie animali, l’abusivismo è ancora presente così come pure le discariche abusive e l’inquinamento dei corsi d’acqua.

Gli unici progetti positivi sono stati promossi da associazioni e privati, come la bonifica della discarica dei Monti della Caccia e la sua trasformazione in laboratorio di restauro ambientale, oppure la sistemazione naturalistica di un tratto del fosso della Torretta, lo scavo di un’area umida e la creazione di una fattoria didattica nell’azienda Momigliano a Trigoria.

Il sentiero natura Valle di Perna, prima struttura di visita dell’area, è oggi in completo abbandono, ed il nuovo sentiero della Selcetta appare più come un fattore di disturbo che una struttura di visita, a causa soprattutto dell’elevatissimo numero di cani padronali che lo percorrono.

Occorre quindi in occasione della discussione del nuovo piano di assetto, la ripresa dei valori che ci avevano ispirato, con la realizzazione delle opere di riqualificazione naturalistica previste nel piano stesso, una migliore gestione delle aree boscate, una maggiore vigilanza.

Temiamo che la regione in fase di approvazione del piano, annunciata a breve, tenterà il colpo di mano autorizzando nuove edificazioni ed altri progetti devastanti.

Speriamo fortemente di doverci ricredere.

Marco Antonini

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