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Nella Tuscia c’è un borgo molto bello dove sorge un’opera unica al mondo, il Parco dei mostri o Sacro Bosco di Bomarzo

IL PARCO – Sono molti gli elementi che concorrono a ritenere il Parco dei Mostri di Bomarzo come un eminente esempio di itinerario iniziatico: le metafore incarnate dalle mostruose figure, che paiono ricondurre alla tradizione misteriosofica cinquecentesca, e in secondo luogo la disposizione delle statue, non casuale ed anzi ragionata, per creare una tensione intellettuale e spirituale. Una metafora cioè della discesa all’Oltretomba, dimensione di cui, del resto, le sculture del Parco dei Mostri costituirebbero una costante evocazione: ricalcherebbe nella stessa struttura paesaggistica il cammino illustrato da Dante nella Divina CommediaNon è un caso se fulcro centrale dell’intero percorso di liberazione della mente sia proprio il volto di un grande orco che si presenta ai visitatori con occhi sgranati, narici dilatate e bocca spalancata, dalla quale spuntano due denti appuntiti, e sul cui labbro superiore è incisa la scritta “Ogni pensiero vola”.

IL PERCORSO – Chi visita il Parco dei mostri percorre un itinerario iniziatico dove le varie tappe, simboleggiate dalle diverse figure, «corrispondono alle varie prove che l’anima deve compiere per elevarsi». In tale contesto, ogni figura e ogni scena presente nel Parco dei Mostri rappresenterebbero dunque una delle tappe necessarie a percorrere un cammino verso la conoscenza e la verità. Le monumentali statue sono davvero tante, e ognuna risponde con grande varietà e fantasia all’inevitabile necessità di sorprendere. Probabilmente intento del committente Pier Francesco Orsini, detto Vicino, era proprio questo, anche se il significato alla base dell’intero percorso rimane ancora oggi ignoto: creare un luogo di meraviglia, nel quale, una volta entrati, ci si lasci abbandonare senza più pensare a niente.

LE STATUE – All’entrata vi sono due sfingi a dare il benvenuto al visitatore, simbolo dell’enigma e del dubbio. Continuando verso destra (il sentiero a sinistra, bordato da inquietanti volti di peperino, termina in pochi metri di fronte ad un enorme mascherone), e scendendo leggermente ancora a destra, s’incontra una delle prime figure importanti ed imponenti del Parco dei Mostri. Si tratta del gigante Ercole che squarcia la sua vittima, Caco. Nei pressi del gigante (e del greto del torrente) vi sono alcune delle opere più misteriose e spettacolari del Sacro Bosco, tra cui un pesce e una tartaruga giganti e il Pegaso. Lasciati alle spalle un ninfeo e un teatro, e giunti quasi a metà del percorso, troviamo quindi una delle opere più curiose del parco. Si tratta della cosiddetta “Casa Pendente”, piccolo gioiello d’architettura rinascimentale. Ci s’inoltra poi nel punto più spettacolare del complesso, una radura che ospita figure incredibili quanto enigmatiche: un Nettuno disteso, un magnifico drago che assalta la sua preda, un elefante che stritola un guerriero, un balcone contornato da coppe recanti sentenze ermetiche. 

IL TEMPIETTO – Si giunge così infine al Tempietto, che sorge alla sommità del parco, ma in diretta corrispondenza dell’ingresso di questo, quasi a voler tracciare un ideale “anello magico”. Di stile dorico e di forma ottagonale presenta un portale ornato da un grande timpano vuoto. Il soffitto è decorato con i gigli Farnese e le rose degli Orsini, a memoria dell’unione di Vicino con la moglie Giulia. La costruzione del tempietto fu infatti dedicata da Vicino all’amatissima moglie Giulia Farnese e fu probabilmente il suo Mausoleo. L’interno del tempietto, leggermente isolato rispetto al percorso principale del Parco, è costituito da una piccolissima aula circolare, nella quale la famiglia Bettini, che ha restaurato il complesso, ha posto una lapide alla memoria di Tina Severi Bettini, deceduta anche a causa di una contusione durante i lavori di ripristino del parco.

Angela Franco