Intervista

Raccolta differenziata, partecipazione cittadina e politiche industriali. L’intervista al Presidente di Zero Waste Lazio Massimo Piras, su un tema molto sentito: la gestione dei rifiuti.

Rifiuti stradali e inceneritori. Due temi apparentemente distanti, ma che invece sono fortemente interconnessi. Le modalità di gestione degli scarti infatti, incidono sulla qualità della vita e dell’ambiente. Inoltre, hanno significative ricadute sulle scelte in politica industriale. Tanti rifiuti non trattati, vanno infatti smaltiti, magari costruendo nuovi gassificatori. Viceversa, investire sulla differenziata, comporterebbe la necessità di realizzare altri impianti, come quelli per la gestione dell’umido. Sembra incredibile, ma i cittadini hanno un ruolo importante nell’indirizzare queste scelte. Ne abbiamo parlato con Massimo Piras, presidente di Zero Waste Lazio, l’associazione che da anni si batte per la riduzione dei rifiuti.

Le politiche del governo nazionale, aiutano a raggiungere l’obiettivo che vi siete prefissati?
“Per niente. Ed infatti è partita la contestazione contro lo Sblocca Italia. Si vogliono costruire nuovi inceneritori e raddoppiare quelli già esistenti. Solo nel Lazio, per restare nella nostra regione, abbiamo una linea mai nemmeno collaudata a Malagrotta, a cui verrebbe affiancata un’altra. Poi è previsto il raddoppio di San Vittore e due linee anche ad Albano. In sostanza il governo sta scavalcando le regioni imponendo dove e come realizzare i nuovi inceneritori. Nelle Marche, dove si è arrivati al 60% di raccolta differenziata, sono riusciti a chiuderne uno, ma adesso gliene vogliono imporre un altro”.

Ci sono rischi per la salute?
“Certo. La combustione comporta la rottura di catene molecolari, creandone di nuove. Molte ancora non si conoscono, ed invece sappiamo benissimo quali sono gli effetti sulla salute delle diossine e dei furani, per non parlare dei metalli pesanti. La combustione fa male. Ed invece si pensa a riclassificare 42 impianti ed a creare 18 nuovi inceneritori”

Cosa possono fare dei semplici cittadini?
“I cittadini possono fare moltissimo. Anzi, il percorso per arrivare a rifiuti zero, non avrà successo senza la loro partecipazione attiva. In Campidoglio è presente una delibera, che nasce da un’iniziativa popolare. Al suo interno è prevista l’istituzione di Osservatori rifiuti zero, uno per ciascun municipio. E’ previsto che siano costituiti da 8 cittadini ed 8 rappresentanti delle istituzioni, vale a dire il Presidente del Municipio, l’Assessore all’ambiente un responsabile Ama e così via. Ma ci saranno anche dei referenti cittadini, scelti dagli stessi romani”.

Quali funzioni andrebbero a svolgere questi Osservatori municipali?
Dovranno produrre tre cose: in primis l’informazione, perchè l’amministrazione deve fornire e rendere trasparenti i dati. Per ora c’è una delibera sull’anagrafe dei rifiuti, ma è troppo generica. Noi vogliamo i dati municipio per municipio. La seconda è quella di promuovere campagne di sensibilizzazione sul territorio municipale. Parliamo di inziative da svolgersi ad esempio nelle scuole, ovviamente senza alcun costo per l’amministrazione. E’ importante farlo, perchè la scommessa si gioca tutta sul piano culturale. Infine l’Osservatorio Municipale dovrà avere la possibilità di produrre atti di indirizzo, approvati dai 2/3 dei suoi componenti, che propongano soluzioni, schemi e modelli da sottoporre al Consiglio municipale o comunale. In sostanza delibere da portare in approvazione agli organi elettivi. Significa poter decidere insieme, condividendo la possibiltà di costurire le alterntive e le soluzioni.

Ai cittadini, che già pagano tasse salate anche per i rifiuti, si chiede di sacrificare anche il tempo libero per migliorarne la gestione?
Il fatto è che noi oggi, con questo sistema, paghiamo cifre folli ad esempio per il trattamento della frazione organica. Mandiamo i nostri scarti in Veneto ed in Lombardia ed invece teniamo praticamente chiuso quello di Malagrotta, perchè ormai è superato. Andrebbero costruiti nuovi impianti, invece si punta sugli inceneritori. A tal riguardo, portare plastiche agli inceneritori, ha un costo a tonnellata di 120 euro, più i costi di selezione, a cui si devono sommare i danni provocati alla salute. Invece se si puntasse a riciclarle, i costi scendenderebbero a 10 euro a tonnellata. Noi dobbiamo puntare sul riciclo, mandando in piccole discariche di servizio, soltanto lo scarto secco non riciclabile, in attesa che vengano create tecnologie in grado di riutilizzarli”.

Dalla selezione dei rifiuti domestici, al momento della proposta negli Osservatori Municipale, il ruolo dei cittadini assume quindi una valenza strategica. Da quello che saprà fare, dipenderanno anche le scelte che la politica dovrà giocoforza adottare. Vale la pena di continuare a provarci.

Fabio Grilli