Il film di Gianfranco Rosi, uscito nelle sale nel febbraio 2016 e vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, è in corsa per il premio Miglior Documentario #oscar2017. 

IL FILM – Il film di Gianfranco Rosi descrive senza retorica né patetismo uno spaccato di vita a Lampedusa. Il regista si è fermato nell’isola per un anno allo scopo di entrare in contatto coi ritmi di vita locali e rendere una testimonianza onesta degli sbarchi dei migranti e delle condizioni disumane a cui li sottopone un viaggio disperato. Il documentario è descritto attraverso lo sguardo di Samuele, un bambino che preferisce giocare sulla terraferma, anche se tutto il suo microcosmo ruota intorno al mare e ai luoghi che negli ultimi anni uomini e donne del posto hanno esplorato, in quel mare, alla ricerca di una vita migliore.

GLI ATTORI – I protagonisti del documentario interpretano il ruolo di sé stessi: uomini e donne autoctoni, che hanno vissuto sempre in un contesto di mare, in cui gli uomini si imbarcavano e le donne aspettavano a terra il loro ritorno. E’ la descrizione di un luogo costantemente in emergenza, in cui i migranti giungono in condizioni disperate, sempre quando restano vivi. Il dottor Bartolo, unico medico dell’isola, assiste impotente ai continui sbarchi, pur manifestando un’intensa commozione difronte ai corpi deceduti di uomini, donne e bambini. Samuele non incontra mai i migranti, ma il suo ‘occhio pigro’ potrebbe essere considerato il simbolo dello sguardo dell’Europa, incapace di rivolgersi al fenomeno dell’immigrazione in modo risolutivo.

IL MESSAGGIO – Il documentario non fa mai leva sul patetismo e il pietismo che questi drammatici eventi suscitano: non è espressa nessuna forma di compiacimento da parte del regista, che si distacca dallo stile giornalistico-televisivo, costruito su immagini e interviste finalizzate e volte a rappresentare una certa ideologia già preconfezionata. E’ un film che cerca di descrivere onestamente e antiretoricamente uno spaccato di vita a Lampedusa attraverso gli occhi dei suoi abitanti e di denunciare una tragedia che non riguarda solo i migranti ma tutti quanti noi.

Angela Franco