Franca-Valeri-Morta

Domenica 9 agosto ci ha lasciato la grande artista, che da pochi giorni aveva compiuto 100 anni: ripercorriamo la sua carriera e storia personale

LA BIOGRAFIA – Franca nasce il 31 luglio 1920 col nome di Franca Maria Norsa in una famiglia borghese, da padre ebreo e madre cattolica. Nel 1938, a causa delle leggi razziali, la sua famiglia è costretta a rinunciare ad alcuni diritti e nel 1943, dopo l’armistizio, il padre e il fratello fuggono in Svizzera mentre Franca, grazie a un documento falso, resta a Milano con la madre. Finita la guerra si trasferisce a Roma ma viene bocciata alla prova di ammissione all’ Accademia nazionale d’arte drammatica. “Presi bene la bocciatura: anziché studiare, avrei lavorato. Nella mia infinita presunzione – racconterà in un’intervista del 2014 – ero convinta che sarei diventata attrice lo stesso. Una cugina di mio padre, che mi ospitava a Roma, mi resse il sacco per tre anni, fingendo con i miei che frequentassi l’Accademia”. Nei primi anni ’50 Franca cambia il suo cognome da Norsa a Valeri. “Lo cambiai perché papà non voleva che ridicolizzassi il cognome della famiglia col teatro. Non aveva molta fiducia nelle mie qualità artistiche”, disse nel 1962, intervistata da Oriana Fallaci a cui spiegò di aver scelto Valeri in omaggio allo scrittore francese Paul Valery.

LA CARRIERA – Nel 1951 Franca debutta in teatro con i Gobbi, Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli, che sposerà nel 1960 e da cui divorzierà 14 anni più tardi. Nei primi anni ’50 ottiene un grande successo alla radio con la Signorina Cesira e in televisione con la signorina snob e la sora Cecioni, una romana sempliciotta che trascorre le giornate al telefono con “mammà”. Nel 1950 debutta al cinema con il film “Luci del varietà”, diretto da Federico Fellini e Alberto Lattuada. Due anni più tardi recita nel film Totò a colori, poi in vari film diretta da registri del calibro di Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo e Mario Monicelli. Ottiene un’ulteriore notorietà con i film “Il segno di Venere” di Dino Risi, “Il bigamo” di Luciano Emmer e “Il vedovo”, sempre di Risi: resterà nella storia l’epiteto ”Cretinetti” con cui Franca, che nel film interpreta la moglie ricca del nullafacente Alberto Sordi, chiama il marito intenzionato a farla fuori. A teatro scrive da sola le sue indimenticabili Donne e fortunati testi satirici (Lina e il cavaliereLe catacombeNon c’è da ridere se una donna cade), interpretando duetti come in Gin game con Stoppa e alla regia della Strana coppia con Falk-Vitti e la Bruttina stagionata. Un vero sodalizio fu quello con Patroni Griffi, amico di una vita, che le offre una storica occasione vintage in Fior di pisello.

GLI AMORI – Altre rivelazioni importanti le fece sui suoi due grandi amori. Vittorio Caprioli. Uomo molto attratto dalle donne. Amava piacere – spiegò in un’intervista – e ci riusciva con la sua simpatia e qualche bassezza, tipo la chitarra e le canzoni napoletane raffinate, alla Murolo. Comunque era molto attaccato al nostro rapporto. Il mio guaio con gli uomini è stato sempre quello di rendermi indispensabile. Una specie di roccia, un sostegno nella vita e nel lavoro. Intanto loro facevano un po’ quello che volevano”. Con il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, scomparso nel 1995, la storia d’amore è durata 30 anni anche se lui è stato “un vero, grande traditore”. “I direttori d’orchestra sono così: pericolosissimi. Magnetici poli d’attrazione. Consideri che lui aveva quattordici anni meno di me: tanti”, disse. Franca ha avuto anche una figlia adottiva, Stefania Bonfadelli, cantante lirica, veronese di Valeggio sul Mincio.

ANNI ’70 – ’80 – Tra gli anni ‘70 e gli anni ’80 Franca recita in vari film della commedia all’italiana come “Ultimo tango a Zagarolo” (1973), “La signora gioca bene a scopa?” (1974) e “Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento” (1983). Il suo ultimo film è stato “Il male oscuro” (1989) di Mario Monicelli. In tv, la Valeri, negli anni ’60, è regina dei varietà come Le divine (1959), Studio Uno (1966) e Sabato sera (1967), gli ultimi due condotti da Mina e diretti da Antonello Falqui. Il suo più grande amore, però, resta il teatro anche se, a partire dalla metà degli anni ’90, ritrova il feeling col piccolo schermo ed è protagonista, insieme a Gino Bramieri, della sit-com Norma e Felice e partecipa alla fiction Caro maestro. Nel 1999, accanto a Nino Manfredi, recita in alcuni episodi della serie televisiva Linda e il brigadiere. Passando agli anni Duemila va ricordata la sua comparsata al Festival di Sanremo del 2014 e, nel 2016, alla veneranda età di 95 anni, è ospite fisso del programma Colpo di scena dove parla dei grandi nomi dello spettacolo, da Vittorio Gassman a Mina.

GLI ULTIMI ANNI – Gli ultimi anni della sua vita li trascorre nella casa di Trevignano Romano, nei pressi del lago di Bracciano, dove passa il tempo a scrivere libri. Nel 2010 pubblica la sua autobiografia Bugiarda no, reticente, mentre è del 2016 il libro La vacanza dei superstiti dove parla della vecchiaia. Nel 2011 esce il libro Educazione delle fanciulleDialogo tra due signorine per bene, scritto a quattro mani con Luciana Littizzetto, da cui riportiamo un passaggio significativo: “Una volta invecchiare era naturale. Mia mamma era bella, quindi era bella anche da vecchia, però le dava un’enorme noia che si dicesse la sua età, e la dà anche a me. L’ultimo compleanno è stato una tragedia. Non c’è limite all’indiscrezione. Però mia mamma non si sarebbe mai sognata di farsi tirare il suo bel viso. Tutto è cominciato con il naso… certo, se una aveva un orribile nasone faceva bene a cercare di rifarlo… ma ritornare bamboline dopo i cinquant’anni, da un giorno all’altro, è grottesco. Mi torna in mente Madame de la Ferté, che in Bavardages (vuol dire «chiacchiere») scrisse: «Le donne non hanno ancora capito che i gatti sono piú belli di loro».Il vero lusso è essere a posto con il proprio senso estetico. Sono felice di non avere l’aspetto tradizionale dei vecchi, né di avere ceduto al rifiuto della realtà, come tante cinquantenni talmente operate da essere bambole frankenstein della chirurgia plastica. Della mia vita non cambierei nulla. Sono senza rimorsi, non ho fatto capricci e ho coltivato una solitudine traversa. Ma mi secca molto dover morire. Ho troppe cose da fare. Per fortuna, non si muore. Si vive sempre”.

Angela Franco