Biosteria - Copia

Il Casale di viale della Primavera rischia di cessare le proprie attività. Il Comune vuole riprenderne la gestione, finora garantita con regolare assegnazione. La struttura rappresenta però un importante luogo d’aggregazione.

LE ORIGINI – C’era una volta l’Agro romano. Attestandosi a ridosso delle Mura Latine, lambiva il cuore della Capitale. Poi sono arrivati il cemento e l’asfalto. La campagna ha ceduto progressivamente terreno. Ma ha lasciato delle tracce. In via della Primavera 319 ne è sopravvissuta una. Si tratta di un casale che il Comune aveva deciso di abbattere. Espropriato ai legittimi proprietari, doveva lasciare il posto alla nuova viabilità. Ma qualcosa è andato storto. L’apposizione di un vincolo regionale sui casali storici dell’Agro, lo ha salvato dalla distruzione.

IL CASALE FALCHETTI – Negli anni la manutenzione dell’immobile è stata garantita dalla famiglia Falchetti. Poi il compito è stato assunto da un gruppo di cittadini. Il custode era venuto a mancare e l’esposizione al degrado cominciava a farsi sentire. E’ cominciata così la seconda vita del Casale. Dal 1999 per effetto di un’occupazione, poi regolarizzata da una concessione comunale, quell’edificio un po’ nascosto è divenuto un importante luogo di aggregazione. Lì gli abitanti del quartiere trovano servizi, eventi culturali, spazi dedicati all’enogastronomia. Tutto fatto con poche risorse e molta qualità.

UN CENTRO D’AGGREGAZIONENel fine settimana vi si organizzano mercatini con i produttori locali. C’è anche lo Yard Market, il primo spazio per il baratto realizzato nella Capitale. Poi c’è una ciclofficina ed un’osteria bio che offre piatti ricercati e di certificata qualità, a prezzi davvero abbordabili. A Casale Falchetti c’è anche un gruppo di acquisto solidale partecipato da 50 soci, un orto didattico e tanti corsi di danze popolari. Una piccola oasi felice, gestita dall’Associazione Laboratorio Sociale 100Celle, che rischia di venire meno.

LO SGOMBERO – La minaccia viene dal Campidoglio. C’è una delibera di Giunta, la 140del 2014, che mira infatti al “riordino del patrimonio in concessione”. E poichè l’assegnazione di Casale Falchetti è scaduta, si è chiesto di liberarlo. “Ci hanno scritto – ci hanno spiegato gli attivisti del LSA 100Celle – chiedendoci di lasciare bonariamente il casale entro dieci giorni. Ma non ce ne andremo. Noi abbiamo sempre pagato il canone che ci era stato richiesto, vale a dire 650 euro. Inoltre sei mesi prima della scadenza abbiamo scritto per chiederne la proroga. E di nuovo lo abbiamo fatto a luglio. Non ci hanno mai risposto. Abbiamo pensato valesse  il silenzio assenso e dunque abbiamo continuato a pagare”.

LE RICHIESTE E LA RISPOSTA – Adesso però si vuole che l’associazione garantisca “la conservazione e la manutenzione dell’immobile”, e non si capisce come, visto che si chiede loro di lasciarlo. Inoltre la stessa Associazione dovrà “corrispondere all’Amministrazione Capitolina l’indennità d’uso che sarà comunque soggetta a nuova determinazione”. Un fulmine a ciel sereno. “Non lasceremo il Casale, non accetteremo di essere ridotti a ‘guardiani’ dello spazio e rigettiamo la ‘lettera’ di sfratto” fanno sapere gli attivisti del LSA100Celle. Nel frattempo si è svolta una prima assemblea cittadina e domenica ne è prevista una seconda. Basterà? La partita sembra appena cominciata.

Fabio Grilli

 

Casale falchetti (6)

 

CENTOCELLE: A Casale Falchetti c’è il “Sabato che vorrei”. Per saperne di più clicca qui.