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Cani dei casali, cani dei pastori, cani da caccia e cani vaganti. Nelle terre dell’Agro romano meridionale, l’amicizia tra l’uomo ed il fidato quadrupede assumeva molte sfumature, andate perse con l’arrivo della città.

Clemente RomanoI CANI DEI CASALI – Una volta nelle campagne dove oggi sorgono gli ultimi quartieri di Roma, tra le Tenute dei grandi possidenti terrieri si potevano incontrare diverse tipologie di canidi dell’Agro-romano meridionale: I Cani dei Casali, I Cani dei Pastori, i Cani da Caccia e i Cani Vaganti. I primi avevano come proprio territorio il Casale e i suoi 15 ettari , come padrone il Capoccia ( il mezzadro), e di solito sonnecchiavano di giorno e facevano la guardia la notte. Tra i Casali di Fonte Laurentina ricordo Bobby , Loi, Tombolino, Zago, Lia.
I CANI DEI PASTORI – I secondi, di razza maremmana o abruzzese, il cui territorio era il gregge che lo difendevano da tutto e tutti compresi i lupi quando d’estate la transumanza li portava dal Divino Amore in Abruzzo. Unico animale che faceva avvicinare al gregge era l’Airone Guardabuoi in quanto ripuliva le pecore da zecche e altri insetti. Il suo padrone era il pastore e rispondeva solo al suo fischio.
I CANI DA PENNA – Infine c’erano i cani da caccia, principalmente da penna, che vivevano in recinti e con l’apertura dell’attività venatoria seguivano i loro padroni nelle interminabili battute di caccia nell’Agro-romano fino alla maremma laziale. A inizio 900’ nel Casale dove vi erano le stalle del principe Torlonia sull’Appia Antica vi era anche un grosso branco di cani per la caccia alla volpe.
I CANI VAGANTI – Quando arrivava fine luglio, dal nulla, nell’Agro spuntavano i “ Cani Vaganti” . Questi erano cani di varie razze, di taglia medio-grande, abbandonati lungo il confine ultimo tra campagna e città dai cittadini che dovevano partire per le vacanze. Naturalmente venivano cacciati sia dai cani dei Casali sia dai cani dei Pastori , molti morivano ma diversi riuscivano a creare ‘branchi vaganti’ finalmente liberi nell’Agro-romano. Per via dell’odio indotto dall’abbandono da parte dell’uomo, creavano grossi problemi: distruggevano pollai ed attaccavano i greggi, ma non per nutrirsi.

L’AGRO DI OGGI – Girando oggi nell’Agro-romano sopravvive qualche Cane di Casale e qualche cane da Caccia . Si vedono ancora diversi cani pastori. Nei quartieri la fanno da padroni i cani-urbani che ancora oggi rischiano a fine luglio l’abbandono da parte dei padroni che non sanno fare i padroni.

Maurizio Romano

 

Cane Abbandonato

 

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La Sughera

 

PIANTE DELLA MEMORIA: La Sughera Madre, sentinella dell’Agro romano. Per saperne di più clicca qui.