Calze befana

Tra fucili di legno, bambole di pezza, aglio e carbone, la leggenda s’intreccia con la storia, nel racconto delle due Befane che vivevano nell’Agro romano meridionale.

L’ATTESA DEI DONI – Nei Casali della Tenuta di Tor Pagnotta, la notte tra il 5 ed il 6 gennaio, rappresentava un momento agognato tutto l’anno. Era quello in cui i bambini della zona, oggi Fonte Laurentina, ricevevano finalmente gli attesi doni. Allora infatti i regali non si ricevavano per Natale, ma si doveva aspettare l’Epifania. Ed era solo in quell’occasione che dagli imponenti camini dei Casali, venivano appese grosse calze fatte a uncinetto dalle nonne.

LE DUE BEFANE – La Befana, però poteva essere una strega buona o una strega cattiva e quindi portare noci, castagne mandarini, fucili di legno, bambole di pezza o Nero Carbone, cenere, aglio e cipolla. Noi bambini di quelle campagne di Castel di Leva conoscevamo bene la differenza tra Befana buona e Befana cattiva perché la prima abitava al Casale di Cava Covalca e si chiamava Ernesta mentre la seconda viveva dentro la grotta sotto Tor Chiesaccia nella Valle dei Templari e si chiamava Mariaccia di Vallerrano.

LE DUE BEFANE – In inverno i nostri nonni davanti al camino ci raccontavano che tutte e due sapevano volare a cavallo di una scopa ma mentre Ernesta era una Befana buona, una sorta di guaritrice perché conosceva il potere curativo delle erbe che raccoglieva nel suo orto e nei campi a maggese dell’agro-romano; Mariaccia era una Strega Cattiva una sorta di Fattucchiera perché toglieva o dava il malocchio e parlava con gli spiriti maligni.

LA STORIA – Da Ernesta, ci andavano tutti i Mezzadri, contadini, pastori, coloni, bifolchi, villani, braccianti, vaccari che abitavano nella zona e lei con le sue erbe e delle preghiere appena accennate guariva dai forti mal di testa e da altri piccoli malanni, era di fatto uno Sciamano, l’ultimo dell’Agro-romano. Si diceva che i suoi poteri erano dati dal fatto che era nata di sette mesi e che allora chi sopravviveva a nascite premature in casa aveva dei “poteri magici”. Da Mariaccia, ci andavano poche persone e per lo più disperati, era trasandata e viveva in questa grotta e in cambio di vestiti, legna e cibo toglieva il malocchio o mandava anatemi, lei durante i suoi riti , non diceva preghiere ma urlava in una strana lingua.

LA LEGGENDA – La sera del 5 quando noi bambini andavamo a dormire sapevamo se con la scopa arrivava Mariaccia sarebbe stato carbone ma se arrivava Ernesta sarebbero stati dolci e giochi. Con la fine della Mezzadria e l’abbandono successivo dei Casali finito intorno agli anni ’90 anche queste due figure scomparvero per sempre da questo angolo dell’Agro-romano ma i discendenti di quelle genti che hanno abitato queste campagne raccontano ancora oggi che i loro fantasmi abitano nella valle dei Templari, sotto Tor Chiesaccia dentro la chiesa diruta e che la notte della vigilia dell’Epifania partono tutte e due chi con carbone e chi con dolci a riempire le calze dei bambini.

Maurizio Romano

 

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