Su uno sperone proteso nel vuoto si erge il piccolo borgo medievale che, come una penisola in un mare di smeraldo, rapisce lo spettatore e lo proietta in un’epoca indefinita

LA STORIA – Dopo una lunghissima solitudine, dagli anni ’30 del Novecento il paese iniziò a spopolarsi a causa dei frequenti crolli della fragile rupe tufacea. Nel frattempo i calcatesi si trasferirono a circa 2 km di distanza, costruendo un piccolo centro moderno e Calcata, ormai completamente abbandonata ed esposta ai cedimenti del terreno, fu allora chiamata il “paese che muore”, come la più celebre Civita di Bagnoregio. Tuttavia, proprio grazie al suo fascino decadente e surreale, il borgo fantasma cominciò man mano a essere ripopolato da artisti, artigiani ed intellettuali che, a partire dagli anni ’60, vennero da ogni parte del mondo in cerca di una dimensione di vita genuina e in contrasto con l’incalzante società industriale e consumistica.

IL BORGO ANTICO – Al borgo medievale, uno dei più suggestivi del Lazio, si accede da un’unica porta che si apre tra le fortificazioni. Oltrepassata la porta si giunge a una pittoresca piazzetta ornata da tre curiosi “troni” di tufo. Sulla piazza si affacciano il Castello degli Anguillara, con la sua caratteristica torre ghibellina e la seicentesca Chiesa del SS. Nome di Gesù. Questi, peraltro, costituiscono gli unici due monumenti veri e propri del paese. Da qui si snoda un dedalo di strette viuzze che, talvolta, attraversando buie arcate, conducono tutte al ciglio del profondo precipizio che cinge quasi per intero l’abitato. Tutto il borgo è difeso dalla morfologia stessa dell’ambiente naturale, anziché dalla presenza di veri e propri baluardi militari; si aggiungono poi buie cantine e silenziose grotte, adibite dagli estrosi abitanti a deliziose botteghe o anche a laboratori artigianali ed artistici.

IL MITO – Una credenza assai diffusa ci racconta che il luogo ove ora sorge l’abitato di Calcata ospitasse un’ara falisca dove si compivano misteriosi riti magici e propiziatori, forse legati ad arcaici culti astrali. Inoltre, pare che ancor oggi si svolgano in qualche abitazione di Calcata e in alcune delle numerose grotte sottostanti l’abitato riti esoterici ed iniziatici. A ciò si aggiunge una vicenda che ha reso nei secoli Calcata nota al mondo religioso e devozionale, e che è legata ad un’incredibile reliquia che venne custodita sino a pochi decenni fa nella parrocchiale, vale a dire il prepuzio di Gesù. Recisogli otto giorni dopo la sua nascita, venne conservato con cura dalla Vergine Maria, dopodiché non se ne ebbero notizie certe fino all’Alto Medioevo. Secondo un’antica credenza sembra che l’imperatore Carlo Magno lo ricevette in dono da un angelo. In seguito lo depose in qualche posto segreto della Città Eterna. Durante il Sacco di Roma, nel 1527, il Santo Prepuzio, contenuto in un cofanetto, fu però trafugato da un lanzichenecco al soldo dell’Imperatore Carlo V, il quale, in punto di morte, avrebbe poi confessato di averlo nascosto in una grotta a Calcata.

Angela Franco