Atelier Montez

All’Atelier Montez di via Pietralata, dal 23 dicembre va in scena “Venere in Pelliccia”. E’ la è la spettacolarizzazione che diventa, in una lunga notte sospesa tra realtà e teatro, l’audizione delle audizioni.

Esiste un luogo nel quale realtà e realtà teatrale possono essere messe una di fronte l’altra per penetrarsi reciprocamente all’infinito come in un gioco di specchi? “Venere in Pelliccia” è un opera teatrale che sembra nascere proprio con l’ obiettivo di dare vita a questa dinamica di riflessi, immaginando una vecchia fabbrica adibita a sala prove come luogo nel quale esse si son date appuntamento. Non è un caso, dunque, che durante queste festività l’ Atelier Montez, spazio polifunzionale ricavato dalla riqualificazione di un vecchio capannone, abbia deciso di proporre sei recite della suddetta opera.

venere in pellicciaLo spettacolo teatrale

Il 23/12 e poi dal 25/12 fino al 29/12, sempre alle ore 21.00, sarà in scena, tra le mura dell’ atelier di via di Pietralata 147a, un adattamento di “Venere in pelliccia” per la regia di Claudio Di Paola e interpretato da Tommaso Arnaldi e Valentina Carrino. Come raccontano il direttore del Montez Giorgio Capogrossi, il regista e gli interpreti, oltre che nella somiglianza del luogo, anche nell’ allestimento la realtà è sembrata sfumare nella realtà teatrale: anche questa messa in scena, infatti, arriva al termine di una faticosa ricerca dell’attrice adatta a interpretare Venere, proprio come succede nell’opera; conosciamo Thomas, il protagonista maschile, all’inizio della commedia, quando ha appena terminato una lunga giornata di provini disastrosi, un attimo prima che sulla scena irrompa, forse magicamente sotto mentite spoglie, la Venere che sta cercando.

Realtà e finzione scenica

Assistere a una delle recite proposte al Montez potrà forse significare, in un certo senso, osservare un episodio in cui la vita vera sembra poter sfumare nella finzione proseguendo in essa. Come infatti specifica il regista ” la più grande ricchezza di Venere in pelliccia sta proprio nel suo agganciarsi saldamente all’ambiguità in ogni momento, per esibire la continuità tra realtà e realtà scenica e, anche, la complementarietà di altre coppie generalmente considerate oppositive, quali antico e moderno, punizione e premio, sensazione e parola, estetica e logica, ma soprattutto, donna e uomo.