Alveari

Il Piccolo Coleottero degli Alveari, dal Sudafrica è arrivato nel Sud della Penisola e rischia di raggiungere presto Roma. La sua presenza è una minaccia per le nostre api.

A SUD DI ROMA – “Siamo originari del Sudafrica e siamo entrati in Italia dal porto di Gioia Tauro e stiamo marciando verso Roma. Entriamo nelle vostre città e tramite una particolare comunicazione ci facciamo accettare e poi vi distruggiamo”. “Nessuno vuole studiare le nostre tecniche invasive ma ci volete fermare con il fuoco” “ A Roma già ci aspettano e gli organismi di controllo hanno già avvertito tutti della guerra imminente e di come combatterci”. Non stiamo parlando naturalmente dei Terroristi dell’Isis e della loro dichiarazione che si trovano “ A Sud di Roma” ma di un piccolissimo insetto nero originario del Sudafrica.

IL COLEOTTERO – Il suo nome è Aethina tumida meglio conosciuto con il nome di battaglia di Piccolo Coleottero degli Alveari riscontrato per ora solo nel Sud Italia ma la cui infestazione si sta espandendo verso Roma. La sua tecnica è semplice e consiste nell’entrare nell’alveare dove tramite una particolare comunicazione riesce a farsi nutrire dalle api, dopo depone le sue uova dalle quali dopo pochi giorni nascono le larve che escono dall’arnia e cadono nel terreno circostante dove si trasformano in insetto adulto completando il ciclo.

UN FLAGELLO – Le sue feci inoltre nell’alveare causano la fermentazione del miele che lo rende non più commerciabile. Con la loro presenza spesso l’alveare collassa con relativo abbandono da parte delle api. Fino ad oggi la sua sola presenza ha causato la morte in Calabria di 2500 famiglie composte ognuna da circa 70.000 api distrutte con il fuoco.

SOS ALVEARI – Gli apicoltori romani già sono stati avvertiti dall’Autorità Sanitarie che se in un arnia verrà riscontrata la presenza del “terrorista” tutto l’apiario verrà bruciato. Per concludere ricordando l’importanza delle api per l’impollinazione e dell’alta qualità del miele italiano  compreso quello prodotto nell’Agro-romano, chiediamo a tutti voi di indurre gli organismi competenti a trovare una soluzione adeguata anche con tecniche biologiche. Per salvare la nostra amatissima campagna, serve  un’alternativa alla più drastica e semplicistica soluzione della bruciatura degli alveari.

Maurizio Romano