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La scoperta di un vitigno abbandonato, all’interno di un orto antico, non può essere sottovalutata. Perché è una pagina della nostra storia e perché non vogliamo arrenderci all’omologazione del gusto.


IL VECCHIO FILARE – Passeggiando lungo il confine ultimo dell’Agro-Romano meridionale  in prossimità di un casale abbandonato dai contadini molti anni fa,  ci siamo imbattuti in un vecchio filare di una piccola vigna ormai dismessa. Si tratta del vecchio Casale n. 6 della Tenuta di Tor Pagnotta dei Principi Torlonia  sito tra un grosso centro commerciale e il Raccordo Anulare all’interno  del Parco Pontecorvo del Quartiere Fonte Laurentina.Il filare , troppo vicino al casale,  sicuramente non faceva parte della vigna i cui raccolti e prodotti dovevano essere divisi a mezzadria con il Principe, ma  sicuramente  è ciò che rimane insieme ad una grossa pianta di limoni dell’orto della famiglia del Mezzadro.

L’ORTO DEI MEZZADRI –  Quando ai Contadini  venivano assegnate le terre con i casali dell’Agro-Romano Meridionale, con la formula della mezzadria o con i contratti degli enti di Bonifica, venivano rilasciate  pochissime concessione. Anzi, forse l’unica vera concessione, era data dalla possibilità che ogni famiglia potesse coltivare un piccolo orto “da adibire a produzione di frutta e verdura  per il loro esclusivo uso”. Era proprio in questi orti che i contadini davano il meglio di sé, specialmente nel caso di famiglie numerose, in quanto la frutta e la verdura rappresentavano il companatico d’uso comune (tal quali o trasformati) e nel caso di eccedenze, potevano essere messi in vendita nei mercati di Roma, senza dividere con i possidenti terrieri.  Oppure, potevano essere utilizzati per aiutare le famiglie confinanti in difficoltà o ancora come prodotti di scambio.

L’ANTICO VITIGNO – E’ inverno, il vitigno è spoglio e il casale è recitato,  e quindi  non sappiamo se si tratta di un antica varietà locale , ma sicuramente questa pianta della memoria va classificata, salvaguardata e riprodotta. Magari ci siamo imbattuti in un bel vitigno autoctono di Trebbiano giallo originario proprio di questo areale (L’Acerbi lo analizza , nel 1825, definendolo un grappolo dagli “acini aurei”). Potrebbe però trattarsi di un Cesanese ( vitigno storico nato in tempi antichi sulle colline che circondano Roma) o ancora di un vitigno proveniente dalle Marche, visto che il casale è stato abitato da famiglie marchigiane.

LA RICCHEZZA NASCOSTA – La scoperta di un vitigno abbandonato ma vivo, all’interno di un orto antico, non può essere sottovalutata. Per la storia a cui rimanda. Ma anche perchè,  dopo il successo planetario dei cosiddetti vitigni internazionali (merlot, cabernet, chardonnay, ecc) è in atto un’inversione di tendenza. Per contrastare l’omologazione del gusto, e riscoprire i prodotti locali e le tradizioni dell’Agro Romano, non bisogna sottovalutare queste opportunità. Dietro un vitigno abbandonato infatti, potrebbe nascondersi una ricchezza enologica, tutta da riscoprire.

Maurizio Romano

 

 

L'ultimo vitigno

 

 

 

 

Nella foto: l’antico vitigno di Fonte Laurentina