pecore

A ridosso della Festa di San Michele (29 settembre) nell’Agro-romano meridionale, dove oggi sorgono quartieri come Fonte Laurentina e Casal Fattoria, si rinnova un’antica tradizione. 

IERI – La vendemmia sta per finire , l’orto è nuovamente lavorato per la semina, il granturco è stato raccolto e la famiglia si gode le ultime cene fuori nell’aia, sotto il fresco pergolato. Il Capoccia sorseggiando un vino fresco ,“cavato” dall’ultima damigiana in cantina. Parla ai bambini e racconta che “tra qualche giorno, a San Michele, tutte le campagne comprese tra il Divino Amore e Vallerano si popoleranno di greggi”. Vengono dalle montagne di Amatrice per passare l’inverno tra i campi. Ci arrivano camminando 6 ore al giorno e, accampati in bivacchi lungo i tratturi, e mangiano sempre lo stesso piatto. Lo cucinano con tre prodotti facili da trasportare: il formaggio pecorino, la pancetta e la pasta asciutta. Arrivano dopo 8 giorni di viaggio nelle terre del Principe Torlonia e sono stremati. “ Al loro arrivo gli porteremo le nostre fettuccine al sugo di papera e – promette il Capoccia ai bambini – mangeremo la loro Amatriciana”.

OGGI –  Nei quartieri ultimi tra l’agro e l’urbano, tra palazzi e quei casali oggi abbandonati , siamo a metà settembre. Le scuole sono ricominciate e anche le file per andare al lavoro. Nessuno si è accorto che nelle campagne intorno al GRA ci sono grossi greggi con i loro pastori. Ma non è San Michele e nei campi dell’Agro l’erba è ancora secca, tanto che le pecore faticano a mangiarla. I cani maremmani sembrano spaventati e gli Aironi Guardabuoi volano alti. Eppure la transumanza è già avvenuta. Si tratta di una transumanza di ritorno da parte delle aziende agricole dell’Agro-romano, anticipata quest’anno per via del terremoto che ha devastato quelle terre. C’è una usanza, però , che dopo 50 anni si è rinnovata. A Fonte Laurentina, per San Michele (29 settembre) si torna a mangiare insieme. I bambini riprendono così a gustare l’Amatriciana sotto le stelle. Ma questa volta, in cambio, gli abitanti dell’Agro- romano non porteranno fettuccine o polenta. Hanno invece raccolto dei fondi per le popolazioni colpite dal sisma. Sono i discendenti di quei pastori che, mezzo secolo fa, raggiungevano stremati l’Agro romano.

Maurizio Romano